Vaccinazioni nei PDTA, tra linee guida nazionali e modelli regionali: come sta evolvendo la presa in carico dei pazienti fragili

Dal rapporto ISS del 2025 alle esperienze più recenti delle Regioni, emerge un quadro in movimento: la vaccinazione entra nei percorsi assistenziali, ma con livelli di integrazione ancora molto diversi.

L’integrazione delle vaccinazioni nei Percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali, PDTA, è da tempo indicata come una delle strategie più efficaci per migliorare la protezione delle persone fragili. Un passaggio importante è stato rappresentato dal rapporto pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità nel luglio 2025, che ha analizzato i modelli organizzativi adottati in Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Veneto.

Quel lavoro ha evidenziato un dato strutturale: in Italia non esiste un modello unico. Le Regioni hanno sviluppato soluzioni differenti, con livelli variabili di integrazione tra specialisti, servizi vaccinali, medicina generale e strutture ospedaliere.

A distanza di oltre un anno, il quadro si è ulteriormente evoluto. Diverse Regioni hanno aggiornato i propri documenti programmatori o introdotto indicazioni operative più esplicite per la vaccinazione dei pazienti fragili, spesso nell’ambito dei Piani regionali della prevenzione o di linee guida dedicate.

La situazione reale oggi: più indicazioni, ma integrazione ancora disomogenea

Il calendario nazionale continua a prevedere vaccinazioni raccomandate per persone con condizioni cliniche specifiche. Tuttavia, la traduzione operativa di queste indicazioni resta fortemente dipendente dall’organizzazione regionale.

Negli ultimi aggiornamenti regionali emergono alcune tendenze comuni. A titolo esemplificativo:

  • Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno rafforzato modelli di integrazione ospedale-territorio, prevedendo in alcuni PDTA la valutazione sistematica dello stato vaccinale durante il ricovero o nelle visite specialistiche, con possibilità di invio diretto ai servizi vaccinali o, in alcuni casi, somministrazione in ambito ospedaliero.
  • Lazio ha sviluppato percorsi dedicati per specifiche condizioni (ad esempio pazienti oncologici o immunocompromessi), con indicazioni più dettagliate sul ruolo degli specialisti nella raccomandazione e nella presa in carico vaccinale.
  • Puglia ha inserito nei propri documenti di prevenzione indicazioni per rafforzare la chiamata attiva e il coinvolgimento della medicina generale nella gestione dei pazienti fragili.
  • Emilia-Romagna e Lombardia, pur non incluse nel rapporto ISS iniziale, hanno aggiornato negli ultimi anni linee operative che prevedono una maggiore integrazione tra PDTA e servizi vaccinali, con sperimentazioni di accesso facilitato e percorsi dedicati per alcune categorie (ad esempio pazienti con patologie croniche o in trattamento immunosoppressivo).

Nonostante questi sviluppi, la situazione resta eterogenea. In molte realtà, il passaggio dalla raccomandazione alla somministrazione continua a dipendere dall’iniziativa del singolo professionista o del paziente.

Il nodo operativo: chi fa cosa lungo il percorso

Il problema principale non è più l’assenza di raccomandazioni, ma la definizione delle responsabilità operative.

Anche nei contesti più avanzati, persistono criticità:

  • lo specialista può identificare il bisogno ma non avere strumenti per attivare direttamente il percorso;
  • il medico di medicina generale può non disporre di informazioni aggiornate sullo stato vaccinale o sulle indicazioni specifiche;
  • il servizio vaccinale può non ricevere informazioni cliniche sufficienti per valutare tempi e modalità di somministrazione.

Il risultato è che il paziente fragile può trovarsi ancora a gestire autonomamente passaggi complessi, tra indicazioni generiche e percorsi non sempre coordinati.

I dati disponibili: ancora limitati sulla reale copertura dei fragili

Dal punto di vista epidemiologico, i dati ISS continuano a fornire una fotografia dettagliata delle coperture pediatriche, mentre per le vaccinazioni dell’adulto e dei pazienti fragili le informazioni restano meno sistematiche.

Alcune Regioni hanno iniziato a produrre report interni o pubblicazioni che includono dati su specifiche categorie (ad esempio coperture antinfluenzali o antipneumococciche nei cronici), ma manca ancora una base nazionale uniforme che permetta di confrontare:

  • quanti pazienti fragili siano stati effettivamente valutati;
  • quanti abbiano ricevuto una proposta vaccinale;
  • quanti abbiano completato il percorso.

Questo limite rende difficile valutare l’impatto reale dei modelli organizzativi adottati.

PDTA e indicatori: un’integrazione ancora incompleta

Il sistema nazionale di monitoraggio dei PDTA, previsto dal Ministero della Salute, include indicatori di processo per diversi percorsi assistenziali. Tuttavia, la vaccinazione non è ancora un indicatore standardizzato nella maggior parte dei PDTA.

Alcune Regioni stanno iniziando a introdurre indicatori locali, ma si tratta di iniziative non ancora armonizzate a livello nazionale.

Di conseguenza, resta difficile distinguere tra:

  • PDTA che includono formalmente la vaccinazione;
  • PDTA che la integrano realmente nella pratica clinica.

Il ruolo della riforma territoriale e del nuovo PNP

La riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR e il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 offrono un contesto favorevole per rafforzare l’integrazione.

Le nuove strutture territoriali, come le Case della comunità, potrebbero diventare punti di raccordo tra specialistica, medicina generale e servizi vaccinali, facilitando:

  • la verifica dello stato vaccinale;
  • la proposta attiva;
  • l’accesso semplificato alla somministrazione.

In questo scenario, la vaccinazione del paziente fragile rappresenta un indicatore concreto della capacità del sistema di funzionare in modo integrato.

Le quattro responsabilità da definire

Valutazione

Il PDTA deve indicare chi verifica lo stato vaccinale e in quale momento: diagnosi, inizio di una terapia, controllo periodico, ricovero o dimissione.

Raccomandazione

Deve essere identificato il professionista che spiega benefici, limiti, tempi e possibili controindicazioni, sulla base delle indicazioni nazionali e della situazione clinica.

Somministrazione

Il percorso deve stabilire dove viene effettuato l’intervento e con quale modalità di accesso. Un invio senza prenotazione o contatto diretto può aumentare la dispersione.

Registrazione

La somministrazione deve confluire nell’anagrafe vaccinale e l’informazione deve poter essere recuperata dai professionisti autorizzati.

Come valutare i modelli italiani

Le esperienze regionali potrebbero (dovrebbero) essere confrontate utilizzando indicatori comuni.

FaseIndicatore possibile
ValutazionePercentuale di pazienti con stato vaccinale verificato
PropostaPercentuale di eleggibili che ricevono una raccomandazione
AccessoPercentuale di pazienti prenotati direttamente
SomministrazionePercentuale di eleggibili vaccinati
CompletamentoPercentuale che completa il ciclo previsto
TempestivitàTempo tra valutazione e somministrazione
RegistrazionePercentuale di dosi presenti nell’anagrafe
EquitàDifferenze per azienda sanitaria e territorio

Questi indicatori costituiscono una proposta di valutazione, non uno standard nazionale già adottato.

Che cosa bisognerebbe fare

Il primo intervento è definire un set minimo nazionale per i PDTA delle principali condizioni di fragilità. Il set dovrebbe includere valutazione vaccinale, responsabilità professionali, modalità di accesso e registrazione.

Occorre poi trasformare le esperienze regionali in modelli valutabili. Non basta descrivere una buona pratica: bisogna misurarne copertura, sostenibilità e possibilità di essere replicata.

Un terzo passaggio è l’integrazione informatica. Specialista, medico di medicina generale e servizio vaccinale dovrebbero poter conoscere, nei limiti consentiti, se il percorso è stato completato.

Infine, il paziente non dovrebbe essere lasciato solo a gestire il passaggio tra servizi. Prenotazione diretta, appuntamento contestuale o vaccinazione nello stesso luogo possono ridurre le occasioni perse.

La prevenzione entra realmente nel PDTA quando diventa una responsabilità organizzativa, non quando compare soltanto in una raccomandazione.

Fonti

  • ISS-EpiCentro, mappatura dei modelli vaccinali per le persone fragili, luglio 2025.
  • Documenti regionali di prevenzione e linee operative (Veneto, Lazio, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia).
  • Ministero della Salute, monitoraggio e valutazione dei PDTA.
  • Ministero della Salute, riforma dell’assistenza territoriale.
  • Ministero della Salute, Piano nazionale della prevenzione 2026-2031.
  • Calendario Vaccinale per la Vita 2025.

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